benedetta follia

Carlo Verdone torna con “Benedetta follia” e un cast tutto al femminile

Carlo Verdone torna con “Benedetta follia” e un cast tutto al femminile

Ci sono fior fiore di sceneggiatori ad affiancarlo. Ma c’è anche un cast di tutta eccezione, nonché una trama pensata per far divertire e far riflettere. Carlo Verdone torna così al cinema con un nuovo film, Benedetta follia, all’interno del quale porta la sua ironia, certo, ma anche il suo realismo e la sua malinconia.

In Benedetta follia Verdone è di fatto l’unico protagonista al maschile, in quanto il resto del cast è composto da donne, tra cui spiccano Maria Pia Calzone, Ilenia Pastorelli, Lucrezia Lante della Rovere e Paola Minaccioni. “Questo – spiega l’attore e regista – è il film in cui ho dovuto dirigere di meno i miei attori, poiché tutti erano entrati molto bene nella loro parte e mi hanno permesso di non fare una gran fatica. Ecco perché forse mi sono potuto concedere qualche volo pindarico in più”.

Tante donne attorno a lui, tra l’altro, arrivano non per caso: “La donna è il mio sparring partner ideale perché mi mette sempre in difficoltà, e dove c’è più contrasto riesco a trovare situazioni comiche e divertenti e quindi a creare anche degli sviluppi a livello di storia. Mi attirava l’idea di collaborare a stretto contatto con delle donne”, anche perché, a ben ricordare, i suoi film più riusciti sono proprio quelli che coinvolgono in modo diretto il mondo rosa.

Altro elemento caratterizzante dell’ultimo film verdoniano sta nella scena psichedelica in cui l’attore si presta al ballo, dietro la cui coreografia, in questo caso, v’è Luca Tommassini. “L’idea di farmi ballare è venuta a Guaglianone e Menotti, anche perché da solo non avrei mai fatto un volo pindarico di quel tipo. Hanno insistito tanto convincendomi che era giunto il momento di uscire fuori dal guscio e di azzardare, di dare slancio alla creatività”.

A chi gli fa notare la sua professionalità e il suo genio, Verdone risponde: “Non chiamatemi maestro! Più vado avanti e più sento di essere fragile. Ci sono volte in cui mi sento inadeguato, ma dopo quarant’anni di lavoro credo sia normale. Ogni volta è come ricominciare da capo, e proprio l’occasione offerta da Guaglianone e Menotti è stata una svolta benedetta perché sono riusciti a convincermi a fare cose mai fatte prima. Ho mille dubbi e fragilità, ma ho preso questo film con determinazione e serietà, anche perché avevo la responsabilità delle mie attrici: non mi perdonerei mai di far incorrere in errore un attore, anzi, piuttosto preferirei sbagliare io”.

Una riflessione a parte Verdone l’ha dedicata alla sua Roma. A quella città che definisce bella vista dall’alto, ma deludente non appena la si scopre nei dettagli. “Ho rappresentato la mia città così come vorrei rivederla al più presto. C’è tanto lavoro da fare e prima si inizierà meglio sarà perché Roma è il biglietto da visita di questo paese. L’ho voluto fare bella perché per una sera meritava di essere truccata e resa nel migliore dei modi”. E infatti c’è riuscito, sebbene la realtà dei fatti sia tutt’altra, vale a dire quella di una capitale preda dell’incuria, del degrado, della corruzione e della più ferrea opposizione ad ogni tentativo di cambiamento.