l'abbiamo fatta grossa

“L’abbiamo fatta grossa”: recensione del film di Carlo Verdone

“L’abbiamo fatta grossa”: recensione del film di Carlo Verdone

Oltre “Benedetta follia”, uscito al cinema nel gennaio 2018, l’altro film più recente che vede Carlo Verdone nelle vesti di regista risale al 2016 e prende il nome de “L’abbiamo fatta grossa“.

A questo film, in cui Verdone ha anche vestito i panni dell’attore co-protagonista, hanno preso parte tra gli altri Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume e Clotilde Sabatino. Un cast ricco di donne, dunque, che ha saputo sfornare un risultato interessante ma che a detta dei critici avrebbe potuto fare molto di più.

Protagonista della storia è Arturo, un investigatore privato che non riesce proprio a sfondare: la sua professione è talmente poco priva di linfa che lo vede costretto ad inseguire i gatti fuggiti di casa, più che a mettersi sulle tracce delle persone; inoltre Arturo vive con una vecchia zia che non fa altro che pensare al marito defunto, quindi la sua è una condizione davvero pesante, priva di stimoli, di una vera autonomia e soprattutto di una vita che ogni uomo della sua età dovrebbe poter fare.

Tra l’altro arriverà un punto in cui a tutto ciò andrà sommandosi il divorzio con la moglie e la perdita del posto di lavoro. Qualcosa cambia, però, quando sulla via di Arturo non compare Yuri, un uomo che si mette in contatto con lui perché vuol far pedinare la moglie evidentemente impegnata in una tresca extraconiugale.

Quando i due anziché registrare una conversazione fra i due spasimanti, intercettano un dialogo a dir poco ambiguo, ecco che le cose si complicano notevolmente e si aprirà uno scenario che mai ci si sarebbe potuti immaginare: da quel momento in poi avranno inizio avventure di ogni genere che vedranno Arturo e Yuri più vicini che mai.

In “L’abbiamo fatta grossa”, Carlo Verdone torna a fare ciò che più gli piace: creare gag e impadronirsi di scene comiche.

Ciò che però è davvero interessante di questo film, è l’abbandono da parte di Carlo Verdone di personaggi forse un po’ esagerati ma che in fin dei conti hanno contraddistinto il suo universo cinematografico: personaggi unici nel loro genere come Enzo, Ruggero e Mimmo che ricordiamo in “Bianco, rosso e Verdone” e in “Un sacco bello” vengono di fatto messi in soffitta.

Ora, infatti, Verdone, forse complice la sua maturità, forse complice il cambiamento dei tempi, si presenta sul set con personaggi più sobri, più inquadrati e se vogliamo anche più realistici. Anche l’Arturo attorno al quale ruota questo film, in fondo, è un uomo assolutamente normale, con tanto di pregi, difetti e debolezze. “L’abbiamo fatta grossa” si inquadra come un film per certi versi innovativo, come un’opera che abbandona l’ambientazione domestica per testare una dimensione più metropolitana.

E infatti non solo nel recente “Benedetta follia”, ma anche in “L’abbiamo fatta grossa” vediamo una Roma messa al centro di tutto; messa lì, come una città che fa da sfondo alle vicende umane che si consumano inesorabili giorno dopo giorno. Quella Roma un po’ decadente, certo, ma che Verdone si sforza di voler vedere sempre nella sua originaria bellezza.